I tratti erano quelli di una grande vetrata che catturasse la luce, per scendere poi nei dettagli caldi del legno, nel gradino di un palco per sedersi a progettare.

Seguivo le linee dei volti delle persone che lo avrebbero reso vivo.
Un posto nel quale darsi appuntamento e mettersi in gioco.
Mentre definivo gli ultimi dettagli ancora sospesi, ho pensato se ci fosse stato un fine ultimo da perseguire.
Poi è arrivato un tempo, un momento esatto, in cui tutto questo ha preso vita.
E’ stato lì che ho capito, dagli sguardi delle persone, il fine ultimo che stava nel mio immaginario: la meraviglia.